Storia della scuderia

La storia della Scuderia Automobilistica Clemente Biondetti

Alla fine degli anni cinquanta un gruppo di piloti proveniente dalla “Pier Capponi” fondò a Firenze una scuderia automobilistica col nome di “Clemente Biondetti”, pilota scomparso nel 1955. I corridori della Biondetti fecero in tempo a partecipare all'ultima edizione della Mille Miglia, la gara che aveva consacrato Biondetti come uno dei più grandi piloti di corse su strada.
 
 
L'attività della scuderia fiorentina si concentrò all'inizio sulla partecipazione a manifestazioni di regolarità e rally, senza disdegnare le gare in salita, che tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta rappresentavano una fetta importantissima dell'attività agonistica in Italia.

Durante gli Anni Sessanta, un periodo di grandi trasformazioni e di indiscussa vitalità anche nell’automobilismo sportivo, fu presidente della “Clemente Biondetti” il marchese Piero Frescobaldi, valido pilota, che ebbe come consoci assi del volante del calibro di Ilfo Minzoni, di Carlo e Roberto Benelli, meglio conosciuti rispettivamente come “Riccardone” e “Robertino” di Spartaco Dini ed altri. Erano gli anni delle Alfa Romeo Giulia GTA e TZ, delle Abarth, delle Lotus e delle De Sanctis; il panorama italiano era quantomai vivace e ricco di personaggi di grande rilievo.

Tra i corridori che militarono nella “Biondetti” in quel periodo d’oro possiamo ricordare ancora Carlo Zuccoli, Romano Martini (in arte “Shangry’là”), Aldo Horvat (“Hoga”), Vittorio Mascari (“Mascaleros”), Alberto Rosselli, Maurizio Lastraioli (“York”), Bettoni (“Yama Arashi”) e Giancarlo Scotti. La Scuderia si impegnava anche come organizzatore di competizioni, con un'attività sociale vivace e di alto livello. Presidente in quegli anni era l'eclettico ingegner Giorgio Billi, apprezzato aviatore, appassionato di meccanica e uno dei fondatori del marchio ATS.

Negli Anni Settanta la Scuderia prese la denominazione di Firenze Corse – Biondetti, e proseguì il proprio cammino con l’organizzazione di gare di regolarità al Mugello, di slalom a Pontassieve e di svariati raduni turistici, oltre ad iscrivere i propri piloti a manifestazioni rallystiche, a corse in salita e in circuito: nel 1974 l’Autodromo del Mugello era ormai attivo e rappresentava un importante polo d'attrazione per i piloti toscani.

 

 

 

 

 

 

Dopo un'interruzione dell’attività, nel 1988 la Scuderia Clemente Biondetti fu resuscitata, con un occhio particolare al settore delle auto storiche, che in quel periodo erano al centro di un’operazione di recupero e di rivalutazione che avrebbe condotto al “boom” di fine anni novanta.
       
La Scuderia Biondetti, che è anche Ente organizzatore, dà vita ogni anno, con l’ACI Firenze, alla Coppa della Consuma (Velocità in Salita per Autostoriche) e al Circuito Stradale del Mugello (Regolarità Autostoriche). Nel 2001 la Scuderia ha debuttato nel difficile ruolo di organizzatore unico, dando vita alla cronoscalata per autostoriche Scarperia-Passo del Giogo, che si disputa sui primi otto chilometri dello storico Circuito Stradale del Mugello. Per l'edizione del 2003 la gara ha ottenuto la validità per Campionato Italiano della Montagna. Dal 2005 la rievocazione storica del Circuito del Mugello ha abbandonato la formula della regolarità per diventare un vero e proprio rally che viene disputato ogni anno ed ha ormai titolarità nel Campionato italiano Rally Autostoriche CSAI.

Merito recente della Scuderia Biondetti è la riscoperta dell'antica corsa in salita Firenze-Fiesole, che si disputa oggi come manifestazione non competitiva, riscuotendo un sempre maggiore interesse.

La Scuderia Biondetti ha promosso la pubblicazione di una serie di volumi di argomento automobilistico: nel 2005 è uscita la biografia di “Clemente Biondetti”, di Mario Baldi e Alessandro Bruni, seguita nel 2007 dalla storia di Rovigno Rimondi e delle sue “Raymond”, di David Tarallo e, ancora nel 2007, dalla storia del “Circuito Stradale del Mugello” l’importante gara toscana nata nel 1914, scritta da Andrea Marsili-Libelli.

David Tarallo

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